storia della magia 12

STORIA DELLA MAGIA

 

DEL PROF. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE UNDICESIMA

 

LA MAGIA NELL’ANTICHITÀ

 

LA DIVINAZIONE
Oltre all’arte oracolare, che richiedeva un’esperienza estatica, l’Antichità conobbe molte altre forme di previsione degli
eventi attraverso la decifrazione di segni e presagi: non a caso il termine greco mantiké dovrebbe derivare dalla radice
indoeuropea *men (da cui il latino mens, mente), e questo perché nella divinazione agisce l’intelletto umano, reso più
acuto dalla sacralità dell’arte stessa. I Greci distinguevano la divinazione in due tipologie: quella atechnos (senza
artificio, divina e religiosa), ovvero quella ispirata da forze soprannaturali, e quella techniké (con artificio, magica e
profana), effettuata tramite l’interpretazione dei segni. Ognuna di queste forme era usufruibile, al tempo stesso, sia dal
governo delle città che dai privati. Viceversa, i popoli italici non facevano una distinzione simile, essendo le loro arti
divinatorie unicamente del secondo tipo: la leggenda vuole infatti che gli Etruschi ricevettero da Tagete, un fanciullo
nato dalla terra, le tre discipline con cui interpretare la volontà degli dèi, e che passarono poi al mondo romano, ovvero
gli auguria (tramite il volo degli uccelli), l’aruspicina (tramite l’osservazione delle viscere animali) e i fulguralia
(tramite la caduta dei fulmini). A differenza che nel mondo greco, poi, la divinazione romana era istituzionalizzata,
ovvero veniva compiuta durante i riti pubblici per interpretare la volontà degli dèi riguardo affari di Stato.
Gli animali avevano un ruolo importante in quest’arte: il principio base era l’osservazione, l’interpretazione e la
decodificazione di movimenti apparentemente causali o estranei alla logica umana, e per questo considerati divinamente
ispirati. Tra le pratiche divinatorie l’ornitomanzia (gli auguria romani) era forse la più diffusa: attraverso l’osservazione
del volo e del comportamento degli uccelli si traevano auspici per il futuro; a ogni specie inoltre corrispondeva una
certa simbologia: l’apparizione di uccelli derivati da personaggi mitologici negativi era un presagio funesto, quella
dell’aquila indicava la volontà di Zeus, quella della civetta di Atena, quella del corvo di Apollo, e così via. Nell’oracolo
di Zeus a Dodona i sacerdoti interpretavano la volontà del dio tramite il volo delle colombe, oltre che con la
dendromanzia (il trarre auspici dallo stormire delle querce del bosco sacro); a Roma, parimenti, si praticava l’auspicium
pullarium, ovvero la divinazione a scopo militare tramite l’osservazione del beccare di alcuni polli sacri a Marte. Una
forma simile di pratica divinatoria era la melittomanzia, ovvero quella effettuata tramite l’osservazione del volo delle
api, soprattutto presso l’oracolo di Trofonio, dove i serpenti sacri venivano nutriti col miele. Inoltre, per scoprire dove
fondare una città si seguiva un animale fin dove questo si fermava (come fecero, secondo il mito, Cadmo con Tebe e
Ascanio con Alba Longa). Infine, la ieroscopia (l’aruspicina romana) prevedeva il futuro o spiegava gli eventi tramite
l’osservazione delle viscere degli animali sacrificati, e per questo consacrati alle divinità.
Altre forme di divinazione erano poi la negromanzia (che nel Medioevo assumerà un significato diverso, come
vedremo), ovvero quella effettuata tramite l’ausilio dei defunti, i quali si diceva potessero prevedere il futuro se si
faceva loro un opportuno tributo di sangue (come Odisseo con l’anima dell’indovino Tiresia). Ma per scrutare il futuro
esistevano anche molte pratiche legate al riflesso: l’idromanzia, in quanto laghi e fiumi erano connessi all’oltretomba, e
l’immersione in specifici luoghi permetteva non solo di vedere il futuro, ma anche di modificarlo; la lecanomanzia,
ovvero l’osservare le figure e la distorsione delle immagini su una superficie liquida (acqua, a volte con alcune gocce
d’olio o immergendovi una spada) per trarne presagi; la catottromanzia, quella effettuata tramite uno specchio, in
genere in relazione a eventi di natura sentimentale (ma nel tempio di Artemide, a Efeso, anche per eventuali guarigioni).
Popolarmente, poi, si poteva anche trarre presagi aprendo a caso libri ritenuti ispirati, come i poemi omerici (pratica che
verrà poi ripresa dai Cristiani nel Medioevo nei riguardi della Bibbia).
Infine occorre ricordare una delle forme divinatorie più strutturate, ovvero l’oniromanzia: essendo i sogni ispirati dagli
dèi, essi presentavano una specifica simbologia, che poteva essere interpretata per trarne presagi; l’oniromante più
famoso è Artemidoro di Daldi (II-I secolo a.C.), il cui trattato L‟Interpretazione dei Sogni cerca una sistemazione
scientifica della materia, distinguendo i sogni concernenti il presente o il passato (derivati da una percezione sensoriale
diretta o da un’amplificazione fantastica della stessa) e sogni concernenti il futuro (profetici, visionari o simbolici). A
ciò si legava inoltre la cosiddetta “incubazione”, una pratica terapeutica effettuata nei santuari di Asclepio, nella quale il
fedele dormiva nel tempio e attendeva nel sonno una manifestazione del dio o un sogno rivelatore, che veniva poi
interpretato dai sacerdoti (la testimonianza più importante in merito è quella del retore Elio Aristide, del II secolo).

 

 

 

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