storia della magia 13

STORIA DELLA MAGIA

 

DEL PROF. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE DODICESIMA

 

 

LA GOEZIA
Come abbiamo visto, fu in Grecia che nacque il termine “magia”; malvista nella Roma repubblicana in quanto pratica
vana, superstiziosa e nociva (venefica), in epoca imperiale essa venne informalmente accettata e distinta in due grandi
tipologie: la teurgia e la ben più diffusa goezia (da goes, lamento), che includeva ogni sorta di pratica magica slegata
dalla religiosità pubblica e dalla filosofia, e che in genere faceva appello a forze del mondo sotterraneo (come Serapide,
Ecate, i demoni inferi, le anime dei morti e via dicendo), o a dèi stranieri (spesso egizi e semitici, fra i quali a volte
compaiono anche Yahweh e Gesù).
Una delle pratiche goetiche più diffuse sin dai tempi remoti, in Grecia come a Roma, erano i katadesmoi e le defixiones,
laminette di piombo sulle quali venivano scritte maledizioni nei confronti di qualcuno (per fargli perdere una gara, per
soggiogarne la volontà, per farlo morire, e via dicendo), poi arrotolate e trafitte con un chiodo, e infine gettate in una
tomba, affinché il morto portasse il messaggio agli dèi inferi. Similmente si potevano creare immaginette di cera che si
trafiggevano con spilloni o si bruciavano, per procurare nella realtà la morte o l’innamoramento della persona che
raffiguravano. Ma anche metodi più semplici erano sufficienti: bruciando determinati incensi e pronunciando formule e
invocazioni si potevano ottenere gli stessi risultati, per quanto incantesimi più particolari potessero richiedere
ingredienti specifici e rituali complessi. In genere, infatti, per richiamare le entità spirituali era necessario che il goeta
scrivesse i simboli, costruisse gli oggetti e tracciasse i nomi che avevano una particolare attinenza con l’essere che si
desiderava evocare; va notato che spesso i nomi e le formule erano in lingue diverse dal greco o dal latino (i cosiddetti
nomina barbarica) o vocalizzi incomprensibili (voces mysticae), la qual cosa conferiva loro un particolare potere.
Ampie testimonianze dell’arte goetica ci vengono, oltre che dalle summenzionate tavolette, dai papiri magici ritrovati
per lo più in Egitto, scritti in greco e in demotico, e risalenti a un’età compresa tra il IV secolo a.C. e il V secolo d.C.:
essi comprendono veri e propri prontuari, con formule contro le più svariate affezioni o per ottenere gli effetti più
diversi (dalla vincita al gioco all’acquisizione dell’invisibilità, dall’estinzione di un incendio alla protezione da ladri e
animali, da esorcismi contro gli spiriti maligni a metodi per procurarsi l’amore, e via dicendo).
Spesso la goezia, almeno a partire dal I secolo a.C., si tradusse nella creazione di amuleti e gemme incise, e tale pratica
si sviluppò soprattutto nella Tarda Antichità (in particolare quelle dette abrasax, dal nome dell’entità raffigurata, nata in
ambienti gnostici, o il quadrato del sator arepo di matrice cristiana): essi servivano per proteggersi da pericoli invisibili,
demoni, fantasmi e malattie (la celebre formula abracadabra trae infatti origine da un amuleto triangolare contro la
febbre).

 

SEGUE PARTE TREDICESIMA

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