storia della magia 14

STORIA DELLA MAGIA

 

DEL PROF. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE TREDICESIMA

 

 

LA TEURGIA
Si intende per teurgia (dal greco theos, dio, ed ergon, opera) un’arte magica con la quale si riteneva di poter esercitare
autorità sugli dèi, perché apparissero in forma visibile o si incarnassero temporaneamente in un oggetto (in genere
dentro una statua). Nata nell’ambito del neoplatonismo, essa era basata su alcuni concetti, i più importanti dei quali
erano certamente il nome della divinità e la philia che con essa si doveva stabilire.
La philia (in greco amore, amicizia) era l’unione con gli dèi attraverso la sympatheia: per entrare in contatto con le
forze superiori, il teurgo doveva usare simboli che le rappresentassero (ad esempio, per un’invocazione al dio del sole si
sarebbe potuto usare dell’oro, dei girasoli, un gallo, una torcia accesa,…); i simboli, dicevano i teurghi, non hanno
potere di per sé, né esercitano costrizione sugli dèi (a differenza dei segni e delle parole della goezia), ma aiutano
l’uomo a entrare in uno stato mentale nel quale lui e il dio diventano la stessa cosa, e possono dunque agire all’unisono:
la philia è dunque l’amore universale che tramite gli dèi collega tutte le cose esistenti. Per quanto riguarda il vero e puro
nome, poiché il nome racchiude in sé l’essenza di ciò che denomina (una concezione di probabile origine egizia), esso
consente a chi lo conosce di avere influenza sull’essere nominato, in questo caso il dio. L’aspetto tecnico richiesto
dall’arte teurgica, ossia la fabbricazione delle statue, era contraddistinto da un rituale complesso composto da segni e
formule, e da una teoria mitologica, in base alla quale si attribuivano determinati poteri e figure alle varie divinità;
tuttavia il teurgo poteva anche incarnare il dio compiendo miracoli in sua vece, o farlo apparire in forma fisica.
Il primo autore che si autodefinì “teurgo” fu Giuliano il Caldeo (II secolo d.C.), il presunto autore degli Oracoli
Caldaici, giunti a noi solo in maniera frammentaria; i pensatori che più valorizzarono la teurgia furono Giamblico (250-
330) e Proclo (412-485); molto in voga negli ambienti colti, quest’arte venne aspramente perseguitata dal potere
imperiale cristiano, fino alla sua scomparsa.

 

SEGUE PARTE QUATTORDICESIMA

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