storia della magia 2

STORIA DELLA MAGIA

 

Del prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

 

LA MAGIA SECONDO GLI ANTROPOLOGI
Differentemente da quanto succede oggi, dove la magia è un sistema di pensiero e pratica studiato in maniera più
approfondita e per certi versi rispettosa delle differenze culturali, i primi antropologi la interpretarono come una specie
di aberrazione intellettuale tipica dell’uomo primitivo, dovuta a una mancanza di coerenza logica, oppure come una
scienza imperfetta.
James Frazer (1854-1941) la suddivise in due tipologie: imitativa e simpatetica. La magia imitativa si risolveva
nell’idea che, imitando la natura, la si sarebbe potuta influenzare; la magia simpatetica o contagiosa invece si
fonderebbe sull’idea che due cose, per il fatto di essere state a contatto, conserverebbero, anche se allontanate, il potere
di agire l’una sull’altra. Per quanto invece concerne lo scopo d’esistenza della magia, Frazer riteneva che essa fosse il
primo stadio del relazionarsi dell’uomo col mondo esterno, cui sarebbero seguite religione e scienza; come
quest’ultima, infatti, la magia si fonderebbe su un rapporto di causa-effetto meccanicistico, con la differenza che essa
non pone alla base un’esatta rappresentazione dei fatti e delle cause: le leggi della magia non sarebbero altro che un
travisamento di quelle del pensiero umano, che si vogliono invece associare alla natura esterna. A differenza della
religione poi, dove l’uomo supplica le potenze superiori per ottenere qualcosa, il mago pretende di avere il controllo su
di esse, e di poterle piegare al proprio volere.

SEGUE LA SECONDA PARTE

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