storia della magia 23

STORIA DELLA MAGIA

 

Del Prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

 

L’ALCHIMIA ARABA

Dopo la distruzione della Biblioteca di Alessandria, lo studio dell’alchimia si spostò al mondo arabo, dove essa venne
sviluppata sia dal punto di vista chimico che mistico. Compaiono in quest’ambito, e per la prima volta, gli elementi
alchemici dello zolfo e del mercurio, uniti ai cinque elementi tradizionali (terra, acqua, aria, fuoco ed etere): il primo
sarebbe maschile e combustibile, il secondo femminile e volatile, e dalla loro unione si genererebbero tutti i metalli.
Per quanto riguarda la parte chimica, l’alchimista più importante fu al-Razi (865-930, conosciuto in latino come
Rhazes), che perfezionò l’arte della distillazione e scoprì alcuni nuovi acidi (cloridrico, solforico, nitrico e l’acqua
regia), oltre che alla soda (al-natrun) e al potassio (al-qali); gli stessi nomi di alcuni termini mantenuti poi dall’alchimia
e dalla chimica occidentale sono arabi: atanor (fornace), azoth (al-zawq, mercurio), alcool (al-kohl), elisir (al-iksir) e
alambicco. L’alchimia araba sostenne inoltre di poter trasmutare il ferro in platino, e aggiunse un terzo elemento
fondamentale, il sale, ovvero la tangibilità, che entrò a far parte di tutta l’alchimia successiva
Il più celebre degli alchimisti musulmani fu però il filosofo Jabir (721-815, Geber in latino): egli analizzò i vari
elementi in base alle qualità di caldo, freddo, secco e umido, e ipotizzò che, essendo in ogni metallo due di queste
interne e due esterne, mescolandole opportunamente si sarebbe potuto ottenere un metallo diverso (dando origine per la
prima volta al concetto di “pietra filosofale”). L’opera finale di Jabir sarebbe stata, secondo quanto scrisse nel suo Libro
delle Pietre, la creazione in laboratorio della vita (la cui concezione rimase nell’alchimia occidentale, dando origine alla
credenza di poter creare un homunculus, ovvero un essere umano nato senza fecondazione tradizionale).

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