storia della magia 4

STORIA DELLA MAGIA

 

 

Del prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

TERZA PARTE

 

LA MAGIA SECONDO GLI PSICOLOGI
Sigmund Freud (1856-1939) propose un’identificazione tra il pensiero magico e quello nevrotico: in entrambi i casi
esisterebbe la confusione tra l’ordine delle idee personali e quelle della natura, e le persone coinvolte sembrano
immaginare che il loro pensiero possa controllare e modificare la realtà (la cosiddetta “onnipotenza di pensiero”). Egli
analizza poi quello che sarebbe il corretto sviluppo del pensiero umano: anzitutto l’animismo, nel quale l’uomo ascrive
a sé l’onnipotenza, poi la religione, dove essa è attribuita agli dèi, e infine la scienza, dove si rinuncia all’onnipotenza
del pensiero, e ci si adatta alla realtà.
Di diverso avviso è invece Carl Gustav Jung (1875-1961): avere una visione del mondo significa creare un’immagine
del mondo e di sé; ogni visione costituisce un’ipotesi, e non un articolo di fede, dunque condanna il pensiero freudiano
per il suo esclusivismo occidentale. La psicologia analitica cerca dunque di scavare nell’inconscio collettivo per trarne
le immagini e gli archetipi dell’esperienza di milioni di anni, che l’intelletto razionale ha rimosso: per tale ragione
l’analisi del pensiero magico permette di riscoprire la psicologia arcaica, tra i cui archetipi c’è ovviamente quello del
mago, oggi identificabile con lo scienziato.

 

SEGUE QUARTA PARTE

 

 

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