STORIA DELLA MAGIA 6

STORIA DELLA MAGIA 6

 

 

Del prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE QUINTA

 

LA MAGIA SECONDO I MAGHI
Presso i maghi moderni la definizione di magia tende a tornare sempre a quella che aveva dato Aleister Crowley (1875-
1947) il secolo scorso, che era: “La magia è l’arte di provocare cambiamenti nella realtà che siano conformi alla
volontà.” È una definizione di magia molto ampia, che finisce anche a toccare delle cose che normalmente non
verrebbero considerate magia: lo stesso autore, un po’ per scherzo e un po’ parlando seriamente, diceva che un atto di
magia è soffiarsi il naso, perché si sta modificando la realtà in maniera conforme alla propria volontà. La magia è
dunque l’utilizzare forze o presenze (che normalmente non vengono considerate da quella che per noi è la scienza) per
provocare effetti che a volte sono provocabili anche in altri modi, e altre invece non sembrerebbero provocabili in modi
diversi dall’uso di forze sconosciute ai più (tale definizione nasce ovviamente nell’epoca in cui magia e scienza si erano
già divise). Per fare un esempio, nel Medioevo utilizzare l’elettricità sarebbe stata vista come una magia; magari in
futuro, dicono gli occultisti, manipolare le probabilità coi sigilli non verrà considerata magia, ma scienza, perché si sarà
capito come ciò funziona a livello scientifico, esattamente come si è capito come funziona l’elettricità.
I maghi vedono spesso la loro pratica come un’arte, piuttosto che come un’operazione tecnica: nell’ambiente wiccano,
ad esempio, viene definita magia quell’insieme di riti che stimolano l’attenzione nei confronti di aspetti nascosti della
realtà e risvegliano poteri dimenticati dalla mente umana; si dice anche che la magia è una scienza e un’arte volta a
produrre cambiamenti nel mondo fisico utilizzando energie mentali unite alla divina forza dell’universo, orientandole
per conseguire un fine particolare. Alan Moore (*1953) ha recentemente detto che bisognerebbe concepire la magia più
in termini di realizzazione artistica che di operazione tecnica, altrimenti il rischio, per i praticanti, è quello di essere al
tempo stesso superficiali e poco interessanti: lo scopo è dunque quello di creare esecuzioni reali, come lo è ogni forma
d’arte, che al tempo stesso possano manifestare concretamente il divino nella vita di tutti i giorni.

 

SEGUE SESTA PARTE

 

 

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