STORIA DELLA MAGIA 7

STORIA DELLA MAGIA 7

 

 

DEL PROF.MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE SESTA

 

LA MAGIA OGGI
A partire dall’Illuminismo la magia iniziò a essere vista come una pratica vana, un insieme di credenze e superstizioni
senza alcuna base scientifica, e dunque falso; questa concezione è andata sempre più incrementandosi nel corso del
tempo, tant’è vero che essa è stata relegata ai teatri (gli spettacoli di prestidigitazione) e all’intrattenimento per ragazzi.
Nonostante questo, quella che i praticanti chiamano “vera magia”, ovvero quell’insieme di tradizioni antiche, continua a
esistere lontano dagli occhi dei media (oggi con rinnovato vigore, come vedremo), e ha scuole di pensiero e pratiche
tutte sue, ben diverse dai giochi di prestigio o da cartomanti e maghi televisivi che si dedicano alle truffe.

 

LO SCIAMANESIMO
Per sciamanesimo (dal tunguso shaman) si intende in genere una serie di tecniche di tipo magico connesse all’estasi,
diffuse (oggi o un tempo) nella maggior parte delle popolazioni pre-letterate del globo; in tutte le culture nelle quali è
presente, lo sciamano è in genere la figura religiosa più importante, anche se non è per forza l’unica. Questo insieme di
tecniche consente allo sciamano di viaggiare in forma extracorporea fuori dal mondo materiale ed entrare così in
contatto con gli spiriti, in genere allo scopo di guarire qualcuno. Questi spiriti possono essere di vario genere, in base
alla cultura: anime di defunti, spiriti della natura, animali totemici, e via dicendo; alcuni di essi si legano personalmente
allo sciamano, fungendo così da guida e da sostegno durante i viaggi negli altri mondi.
Lo sciamano diventa tale in vari modi, ma di solito ciò avviene a causa di un trauma che genera la prima estasi (il caso
più classico è una malattia, ma anche il sopravvivere a un evento catastrofico, e via dicendo): il soggetto ha una visione
nella quale gli spiriti smembrano il suo corpo e poi lo ricompongono, donandogli facoltà soprannaturali, che poi si
rivelano essere reali; a quel punto il novello sciamano viene istruito da uno sciamano più anziano, e spesso riceve una
vera e propria iniziazione pubblica. Non è raro che lo sciamanesimo si trasmetta “per sangue”, ovvero che il figlio di
uno sciamano diventi a sua volta uno sciamano, ma non è la regola (è presente solo in alcune popolazioni):
potenzialmente chiunque può essere scelto dagli spiriti per acquisire queste facoltà particolari.
Lo sciamano compie molte attività per la tribù alla quale appartiene, ma in genere si tratta soprattutto di cure: quando
una persona è ammalata, e dunque l’anima è uscita da corpo, egli vola in cielo o negli inferi per recuperarla, e
permettere così la guarigione; solo lo sciamano infatti può vedere l’anima degli uomini, e ne conosce la forma e il
destino. Per indursi l’estasi e viaggiare, lo sciamano usa vari metodi, a seconda della popolazione alla quale appartiene:
dall’uso di musica ritmica e ripetitiva (il tamburo, il sonaglio, ma anche strumenti a corda) all’assunzione di sostanze
psicotrope (peyote, ayahuasca, vari tipi di funghi), più raramente digiuno e privazione del sonno.
Si è a volte voluto accostare lo sciamanesimo alla psicopatologia ma, come fa notare Eliade, il malato mentale è più che
altro un mistico mancato, o la scimmiottatura di un mistico, in quanto la sua esperienza è priva di contenuto religioso
anche presso le popolazioni che possiedono sciamani.

 

SEGUE PARTE SETTIMA

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