storia della magia 9

STORIA DELLA MAGIA 9 

 

 

DEL PROF. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE OTTAVA

 

L’ARTE ORACOLARE
La figura sciamanica per eccellenza, nella mitologia greca, è quella di Orfeo, che unisce in sé le professioni di poeta,
mago, maestro religioso e datore di oracoli: come certi sciamani leggendari della Siberia, attira con la musica uccelli e
animali; come gli sciamani di ogni luogo, visita l’oltretomba per recuperare un’anima rubata (quella della sua amata
Euridice); infine, il suo potere sopravvive nella testa mozzata, che canta e continua a dare oracoli anche molti anni dopo
la sua morte. Legato al dio profetico Apollo, è anche connesso ai misteri estatici di Dioniso.
Nell’antica Grecia, se da un lato la pazzia era spesso considerata una maledizione divina, quella che veniva indotta
coscientemente era un mezzo per ottenere ispirazione dagli dèi; Platone distingueva quattro tipi di furore estatico:
quello profetico di Apollo, quello rituale di Dioniso, quello poetico delle Muse e quello erotico di Afrodite ed Eros.
L’esempio più tipico del primo tipo è la Pizia, la sacerdotessa dell’oracolo di Delfi: attraverso l’enthousiasmos il dio
entrava in lei e usava la sua voce per comunicare (è per tale ragione che le profezie delfiche sono sempre in prima
persona, mai in terza, e spesso in versi poetici). La Pizia si autoinduceva la trance: si faceva il bagno nella fonte
Castalia, sedeva sul tripode, bruciava e masticava foglie di alloro, ma non assumeva nessuna sostanza psicotropa; la
teoria per la quale aspirasse dei fumi dal terreno è stata smentita ormai da decenni. Contrariamente a quanto si crede,
poi, le profezie non avvenivano in segreto, ma spesso la Pizia veniva posseduta sotto gli occhi di chi aveva richiesto i
suoi servigi, il quale poteva sentire direttamente la voce del dio. Plutarco testimonia però che non sempre la possessione
andava a buon fine: a volte, anziché Apollo, entrava nella Pizia uno spirito malevolo, che la faceva agitare e persino
morire; questo se non altro ci indica che ancora in epoca tarda (III secolo d.C.) l’estasi era genuina.
Le figure profetiche non erano però limitate ai templi: molte persone (detti “pitoni” e “ventriloqui”, ovviamente non nel
senso moderno del termine) praticavano nel privato delle loro case; sappiamo da Ippocrate che una loro caratteristica,
durante la possessione, era il respiro affannoso, segno che indurrebbe a pensare appunto a un’estasi autoindotta.

 

 

SEGUE PARTE NONA

 

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