storie della magia 22

STORIA DELLA MAGIA

 

Del Prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

 

L’ALCHIMIA ALESSANDRINA

La tradizione vuole che il fondatore dell’alchimia sia Ermete Trismegisto, ovvero il dio egizio Thoth, che ne avrebbe
scritto le basi nella Tavola di Smeraldo (un breve testo giunto a noi solo in traduzione latina dall’arabo); nel periodo
ellenistico, particolarmente ad Alessandria, questa pratica si sviluppò in un ambiente multiculturale, attingendo non solo
all’ermetismo, ma anche al pitagorismo, al platonismo, all’ebraismo, al cristianesimo e allo gnosticismo. I più celebri
alchimisti furono la profetessa Maria la Giudea (vissuta tra il I e il III secolo), che inventò la cottura nel bagno di acqua
bollente (da qui il termine “bagnomaria”), e Zosimo di Panopoli (III-IV secolo), di cui ci sono arrivati alcuni scritti e
che per primo intese l’alchimia come percorso spirituale oltre che come procedimento chimico.
In questo periodo nacquero molte delle simbologie e delle concezioni che caratterizzarono l’alchimia nei secoli
successivi. Il processo alchemico sarebbe dovuto avvenire in sette parti, ovvero quattro operazioni (putrefazione,
calcinazione, distillazione e sublimazione) e tre fasi (soluzione, coagulazione e tintura). La materia in fase di
trasmutazione nella fornace avrebbe seguito tre stadi: quello nero (nigredo, nel quale si sarebbe dissolta), quello bianco
(albedo, nel quale si sarebbe purificata) e quello rosso (rubedo, nel quale si sarebbe ricomposta); in origine, prima del
rosso, esisteva anche il giallo (citrinitas), eliminato poi dagli alchimisti rinascimentali. Queste fasi erano simboleggiate
da alcuni uccelli: la nera dal corvo, la bianca dal cigno, e la rossa dalla fenice, che secondo la tradizione rinasce delle
proprie ceneri; altro animale spesso usato in alchimia è l’ouroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo della
ciclicità del tempo e del principio di rigenerazione. Infine, in concordanza con l’astrologia, tutti i metalli avevano
un’affinità coi pianeti: il mercurio era connesso a Mercurio, il rame a Venere, il ferro a Marte, lo stagno a Giove,
l’argento alla Luna, l’oro al Sole e il piombo a Saturno.

 

 

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