storia della magia 5

STORIA DELLA MAGIA 5

 

Del prof. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE QUARTA

 

LA MAGIA SECONDO GLI STORICI DELLE RELIGIONI
Forse il primo a pronunciarsi sulla magia, tra gli studiosi delle religioni, fu Marcel Mauss (1872-1950): per lui, essa non
sarebbe altro che una “scienza prima della scienza”, costituita da ogni rito che in una società non fa parte dei culti
organizzati. Critica inoltre l’interpretazione di Frazer, asserendo che non è sempre vero che il sacerdote supplica le
potenze ultraterrene, mentre il mago le costringe: accade infatti anche che sia il rito religioso a essere improntato sulla
costrizione, mentre quello magico prevede anche l’intervento volontario di dèi o spiriti senza che il mago abbia operato
un qualche vincolo su di loro (come ad esempio nello sciamanesimo).
Secondo Ernesto De Martino (1908-1965), il pensiero magico è un primo tentativo coerente di affermare la presenza
umana nel mondo; questa “presenza” non è l’ansia di cui parla Malinowski, ma una condizione che l’essere umano non
cessa di costruire per sottrarsi all’idea, angosciosa, di non-esserci. Il mago è la figura centrale di questo drammatico
tentativo di superare l’annientamento, tentativo che coincide con l’affermazione del mondo magico come spazio di
pensiero e di azione in cui l’uomo realizza la propria volontà di esserci, sebbene questa presenza possa essere sempre
rimessa in discussione dalla crisi individuale o collettiva (crisi della presenza).
Di diverso avviso è invece Mircea Eliade (1907-1986) che, pur non parlando specificatamente della magia, ribatteva a
De Martino che la realtà di ogni credenza culturale e religiosa non può essere ascritta al solo pensiero umano di un dato
periodo storico: ad esempio le tecniche mistiche dello yoga si sono sviluppate ininterrotte nel corso di millenni, e
continuano ad avere una certa realtà e validità nonostante il cambio della mentalità, e lo stesso dovrebbe dirsi delle
interazioni col soprannaturale in generale. Eliade critica inoltre le posizioni degli storici e degli antropologi suoi
predecessori, per i quali ad esempio l’alchimia era una chimica imperfetta senza rilievo culturale, i testi di yoga erano
giudicati privi di senso e opera di fachiri oscurantisti, i grimori medievali gli scritti di negromanti affetti da
psicopatologie, le pratiche sciamaniche fenomeni di psicopatia, e la stregoneria una mera invenzione della Chiesa;
viceversa, gli studi più recenti e le scoperte archeologiche (come i rotoli del Mar Morto e di Nag Hammadi) avevano
dimostrato la complessità, il rigore e il ricco significato delle pratiche esoteriche, nonché l’importante influenza che
esse hanno avuto nella storia occidentale.

 

SEGUE QUINTA PARTE

 

 

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