storia della magia 8

STORIA DELLA MAGIA 8

 

 

DEL PROF. MAURO GHIRIMOLDI

 

PARTE SETTIMA

 

IL SEIDHR
Una delle forme più particolari di sciamanesimo, testimoniata in epoca storica, è il seidhr delle popolazioni scandinave,
di cui abbiamo notizia grazie alla mitologia e alle saghe epiche medievali: Snorri, nell’Edda, riferisce che quest’arte era
nota alla stirpe divina dei Vani, dai quali, in particolare da Freyja, fu insegnata agli Asi. Odino ne divenne espertissimo:
grazie a essa egli poteva lasciare il corpo in uno stato di trance simile al sonno o alla morte, e assumere un altro aspetto;
inoltre sapeva accecare, assordare e atterrire i nemici rendendo le loro armi inoffensive; comandava gli elementi;
parlava con i morti e conosceva le rune, oltre a quei canti magici definiti galdrar. Snorri aggiunge tuttavia che questa
pratica comprende una grande inverecondia, tanto che essa era assai sconveniente per gli uomini, e per questo fu
insegnata alla donne (si è supposto che potesse avere a che fare con pratiche omosessuali).
Da quanto si deduce dalle fonti, il seidhr appare come una magia estatica, parallela ai rituali degli sciamani; nei
Lokasenna si fa riferimento all’uso di battere un tamburo (o coperchio), lo strumento che meglio di ogni altro cattura e
riproduce un ritmo, e la percussione ripetuta e ossessiva stacca l’anima dal mondo circostante e la trasporta altrove. Al
raggiungimento di uno stato di trance dovevano forse servire anche i funghi che secondo la Saga di Erik il Rosso si
trovavano nella cintura di una seidhkona. Assai importanti erano anche i canti, in genere fatti dagli assistenti.
La magia prodotta dal seidhr ci è testimoniata a volte come benefica (ad esempio per risanare le ferite o proteggere le
persone), più spesso volta a danneggiare i nemici da lontano inviando degli “emissari” magici (sendingr), sottolineando
la capacità dei praticanti di abbandonare il corpo e di muoversi attraverso l’anima libera, spesso in forma animale (è
risaputo ad esempio che una ferita inferta all’animale si ripresenta poi sul corpo del praticante); non solo, ma in alcune
saghe l’anima del seidhmadr si materializza in un animale mostruoso al fine di combattere i suoi nemici durante una
battaglia. Infine, è noto che i praticanti del seidhr erano abili nella divinazione.

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